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Natale e Capodanno in Cilento

Le note degli zampognari, il profumo delle caldarroste, il sapore delle zeppole irrorate di miele, i tanti presepi viventi, la sincera ospitalità esaltano il gusto di passeggiare per gli antichi borghi del Cilento riscoprendo, tra antiche abbazie e splendidi campanili, i valori più significativi del Natale.
L’antico centro storico di Padula, città del Cilento celebre per la sua Certosa, ospita una mostra dei presepi. Lungo le vie ed i luoghi storici del bordo, dalla Chiesa di S. Nicola De Donnis, alla Chiesa madre di S. Michele Arcangelo, alla Chiesa di S. Agostino già si respira l’aria di Natale. In uno scenario suggestivo ed unico, dove ogni spazio, atrio e locale si trasfigura per accogliere pastorelli e figure di un tempo, lavorati con arte e passione, ci si potrà perdere nella magica atmosfera della Natività, nella calda semplicità di stili classici e moderni, ed immergersi in un incantevole spettacolo senza tempo di luci e colori. I visitatori potranno ammirare originali presepi realizzati con chiodi torniti, pietre scolpite, rami d’albero raccolti nei boschi e materiale di riciclo. Per non parlare degli splendidi esemplari che invece rispettano i canoni della più classica tradizione napoletana: un tourbillon arricchito da personaggi unici, pezzi storici di tutte le dimensioni ed originali del ‘700, ‘800 e ‘900. Alla mostra è abbinato, come ogni anno, il Concorso Presepiale per le scuole elementari e medie, con gli istituti scolastici del Cilento e Vallo di Diano e non solo, che possono gareggiare e mettere alla prova la fantasia e l’inventiva di bambini e ragazzi sul tema della Natività. La rassegna aprirà i battenti nel centro storico di Padula il 20 Dicembre e rimarrà aperta fino dopo l’Epifania.

Le vie dell’Antico Borgo medioevale di S. Severino, arrampicato sulle montagne della valle del Mingardo, nel comune di Centola, saranno popolate da mestieri e scene di altri tempi. Personaggi in costumi d’epoca riproporranno momenti di vita del passato e, nella suggestiva cornice del Borgo disabitato, verrà rappresentata la nascita di Gesù, accompagnata dalla lettura di alcuni passi del Vangelo.

Da non perdere la rassegna “Sapori Cilentani d’Autunno” che partirà agli inizi di Dicembre, a Vallo della Lucania, con la manifestazione “In terra di briganti”. Si assisterà a coinvolgenti spettacoli di pizziche, tamorre e tarantelle, di canti, antichi suoni e balli,di musici con zampogne, organetti e ciaramelle, di cortei storici e costumi teatrali. Si potranno ammirare presepi di cioccolato, artistici, da collezione e viventi. Si inseriscono nella manifestazione anche il mercatino del prodotti del Parco Nazionale del Cilento, la Festa nel “Giardino dell’artigianato”, una partita di “scacchi viventi” e tanto altro ancora.

Nel weekend dell’Immacolata, nel caratteristico borgo cilentano di Ottati, si svolgerà la tradizionale sagra della sfrionzola e della salsiccia. La sfrionzola è proprio il piatto tipico del paese e consiste in parti magre del maiale accompagnate con peperoni sottaceto. Da gustare anche broccoli e salsiccia, pizza con salsiccia paesana, spiedini di maiale, cavatielli con ricotta paesana, pizza con le frittole, cotica e dolci tipici ottatesi, il tutto accompagnato da ottimo vino locale e tanta musica.

Novità assoluta è l’evento spettacolare: “Il delitto nel ventre del Cilento!”, un drammatico weekend di mistero da trascorrere nell’antico borgo di Rutino. I partecipanti saranno i veri protagonisti di un intricato mistero da risolvere in una serata musicale durante una cena cilentana a lume di candela: si potrà investigare o essere i presunti assassini per sospettare, interrogare o essere interrogati e sospettati. Nella malia di un luogo dimenticato, si vivrà una straordinaria avventura in prima persona, mettendo alla prova le proprie doti investigative o la propria bravura recitativa.

A Moio Della Civitella, ma anche in tanti altri paesi del Cilento, la notte di Natale, vissuta come festa della famiglia e del paese, si usa fare il Focaro, ovvero un grande falò che arde per tutta la notte dopo la cerimonia religiosa e dopo che i suonatori di fruschariéddo o di zampogne hanno reso omaggio al Bambino deposto nel presepe. Ad innescare il fuoco è il più anziano del paese e l’allestimento del focaro si trasforma in una sfida tra Moio e la frazione Pellare per chi sarà in grado di realizzare il falò più imponente.

Le consuetudini enogastronomiche del Cilento rappresentano un’importante componente del patrimonio alimentare e culturale del Salernitano. Nei paesi interni sopravvive ancora una tradizione culinaria molto forte per preparare il pranzo della Vigilia e del giorno di Natale: per il 24 cinguli cu l’alici, baccalà fritto e zeppole salate, mentre il 25 fusiddi, coniglio mbuttunato o arrustuto, lucerne o castagnelle, scauratielli (zeppole dolci).

Per quanto concerne la ricca tradizione culinaria del Cilento legata al Natale, ricordiamo la Stella di Natale di Laurino e le Pasticcelle di Pollica che, tra tutte, ci sembrano più originali. A Laurino, la notte del 24 dicembre, ancora presso molte famiglie si usa osservare il digiuno rituale che consiste nell’astenersi dalle carni e nell’assaggiare dodici cibi ed una bevanda, il decotto di foglie di lauro (alloro). Il rito è detto Stella di Natale ed i cibi sono: tagliulìni (linguine di farina di grano fatte in casa), zeppole, castagne, noci, pinoli, mandorle, fichi secchi, fagioli, ceci, lenticchie, lupini, struffoli (dolci a forma di confetti, fatti con farina e uova, fritti e poi ricoperti di miele). Non va dunque sottovalutata la simbologia del numero dodici (quanti i mesi dell’anno), la scelta delle pietanze, tutte che si ricollegano alla forma del seme (Natale, la festa della Vita che nasce) e della bevanda che ricorda l’origine del nome Laurino (bosco di lauro). Nel comune di Pollica si preparano come dolce le pasticcèlle a forma di stella, la cui originalità è data dalla doppia sfoglia (ottenuta impastando farina con uova e vino bianco) che racchiude la crema, a base di mandorle abbrustolite, pere secche, pinoli, pane tostato; vengono poi fritte e ricoperte di miele.

Ogni tavola cilentana che si rispetti presenta un centrotavola realizzato con erba e ramoscelli dei locali boschi e non possono mancare i vini Doc come il Cilento ed il Castel S. Lorenzo. A farla da padrona anche la soppressata di Gioi, condita con sale e spezie (peperoncino, finocchietto e pepe), ed i fichi bianchi, che possono essere mangiati freschi, essiccati o trasformati in sciroppo.

 

La Pasqua in Cilento

Il tortano dolce tipico della tradizione pasquale in CilentoIl Giovedì e il Venerdì Santo mentre i “Sebulcri” sono addobbati di fiori di grano, in Cilento le confraternite si scambiano, per quanto possibile, le visite agli altari della deposizione e si assiste alle numerose processioni di Gesù morto fra tanta religione e non meno folklore.

Poi giunge la Pasqua: Nel linguaggio popolare cilentano esistono tre differenti tipi Pasqua. “Pasca Bufanìa”, legata alla tradizione della befana, ma questa è triste, difatti secondo la cultura contadina in quel giorno le anime dei defunti ritornano nel Purgatorio a scontare i loro peccati. «Tutte le Pasche e Pascarelle jessero e benessero, ma Pasca Bufanìa nu benesse maie». La seconda è “Pasca re l’ova”, che corrisponde alla Pasqua di Resurrezione, quindi abbiamo “Pasca re juri”, ovvero la Pentecoste.

A Pasqua di Resurrezione secondo la tradizione si regala ai propri cari, grandi e piccoli “U viccio cu l’uovo”, fatto con un particolare tipo di pane bianco abilmente intrecciato, con al centro un uovo, simbolo della vita primitiva che per le bambine costituisce il gioco della mamma, simboleggiando il neonato in fasce da cullare. Una variante del viccio è il tortano che presenta una forma più tondeggiante con un buco centrale in cui si adagia l’uovo.

Famose per la cucina pasquale sono le pizze: pizza re maccaruni, pizza roce, pizza re risi, pizza re grano, ma quella tradizionalmente più appetita è la pizza chiena, tutt’altro che dietetica e leggera, fatta con formaggio, uova sode, numerose fette di soppressata ben amalgamate in uova sbattute nel ruoto (teglia).

Altra usanza di cui ad oggi è rimasta la sola memoria è quella della bottiglia, costituita da una miscela di zucchero e liquirizia che i bambini sorseggiavano mentre le confraternite in visita cantavano i salmi del venerdì santo.

Ancora attuale è l’uso della palma benedetta nella domenica delle Palme, oggi ricoperto di dolci, confetti caramelle, mentre al tempo dei poveri, in mancanza d’altro, era addobbata con fichi secchi.

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Bandiere Blu 2015: Undici al Cilento con la new entry Capaccio-Paestum

montecoriceUndici quest’anno gli ambiti fregi blu assegnati al Cilento per il suo mare pulito e per i servizi turistici offerti. Confermato, anzi migliorato, i successi passati, con Capaccio-Paestum che va ad affiancarsi ad Agropoli, Castellabate, Montecorice-Agnone/Capitello, Pollica-Acciaroli/Pioppi, Casal Velino, Ascea, Pisciotta, Centola-Palinuro, Vibonati, Sapri. Sempre crescenti i consensi per il Cilento, che di anno in anno continua a dare il meglio in campo ambientale, non solo per l’attenzione prestata alla pulizia delle acque ma anche per la gestione della raccolta dei rifiuti e per il livello dei servizi offerti ai turisti che sempre più numerosi, scoprono le incomparabili bellezze paesaggistiche e culturali offerte da questa terra meravigliosa. Come noto le bandiere assegnate dalla FEE (Fondazione per l’educazione ambientale) premiano i comuni con mari di eccellenza in quanto a balneazione, e nei quali le amministrazioni locali hanno profuso il massimo impegno nella tutela dell’ambiente, nella promozione di un turismo sostenibile, nel rendere e mantenere efficienti gli impianti di depurazione, nel favorire la raccolta differenziata dei rifiuti, nella valorizzazione di aree naturalistiche, nella cura dell’arredo urbano e delle spiagge, rimuovendo quelle barriere architettoniche che, dove presenti, penalizzassero persone con limitata capacità motoria. Un ulteriore ed ambito riconoscimento é poi andato alle località di Salerno, Agropoli, Casalvelino, Acciaroli, Palinuro e Marina di Camerota che hanno ricevuto la bandiera blu per i porti turistici, risultati all’avanguardia per la qualità dei servizi offerti, per le misure di sicurezza predisposte e per le informazioni all’utenza. Analogo riconoscimento in Campania é andato agli approdi di Capri e Pozzuoli.