Cosa Vedere...

  • Chiesa del Santo Patrono Nicola, edificata nel 1660. A navata unica, custodisce pregevoli statue in legno raffiguranti San Nicola, la Madonna della Neve, l’Immacolata ed il Crocifisso. Interessante è il bellissimo campanile parrocchiale, mentre nel suo interno si può ammirare l’affresco raffigurante San Nicola di Bari
    Chiesa della Madonna della neve, risalente al 1779. In essa si possono apprezzare pregevoli affreschi. All’esterno della Cappella si può ammirare una piccola acquasantiera
    Chiesa dell’Annunziata, risalente al 1700 circa
    Valle del Trenico, che si può raggiungere a piedi o a cavallo, attraverso un gradevole tratturo

Storia...

Già citato in un documento del XIV sec. con l’attuale denominazione, “In Campora”, il toponimo rinvia al latino campus, nella duplice accezione di “luogo piano” e di “superficie agraria”. Per secoli la vita di Campora è stata legata soprattutto alla funzione di controllo che questo centro abitato svolgeva sull’importante via di transito che, da Vallo della Lucania, passava da queste terre per poi proseguire per il Vallo di Diano. Le prime notizie certe su Campora partono dal 1131 quando, da un documento, si evince che il re normanno Ruggiero II confermò ai padri basiliani di Grottaferrata il possesso della torre della Grancia di Sant’Arcangelo. Questo importante documento attesta anche che queste terre furono donate un secolo prima ai suddetti monaci da Guiscardo V, principe longobardo di Salerno.

Il primo nucleo abitato del paese si costituì tra la fine del X e gli inizi dell’XI sec., intorno al monastero di San Giorgio di Campora, un cenobio basiliano. Federico II nel suo atto del 1220 stabilì che gli abitanti di Campora, come quelli di numerosi borghi vicini, erano tenuti a partecipare alla manutenzione del castello di Laurino.

Successivamente il feudo passò a Carlo Carafa, marchese di Montesarchio che lo perse per tradimento. Passato poi ai Sanseverino di Caiazzo, Campora seguì sotto il loro dominio le vicende del feudo di Albanella fino al 1532. Anche Campora fu colpita dalla peste del 1656, che ne decimò la popolazione.

Il paese subì, tra Otto e Novecento, una consistente flessione del numero degli abitanti a causa di una perdurante crisi agraria. Campora aderì alle rivolte patriottiche ed innalzò nel 1799 l’albero della Libertà, nel febbraio del 1821, a Campora, come nel resto del Cilento, i contadini occuparono le terre padronali e, nella Pasqua del 1823, la popolazione reagì violentemente al regime poliziesco dei Borboni, ed un fervente patriota, Giovanni Trotta, sindaco del paese, incitò i suoi paesani alla rivolta capeggiandola con molto coraggio. Successivamente molti oppositori furono arrestati e portati nel carcere di Salerno. La figura centrale, però, resta quella del sacerdote Vitantonio Feola, il cappuccino Giuseppe da Campora, che, indomito, lottò per il trionfo delle idee liberali, e fu tra i maggiori agitatori dei moti del distretto di Vallo nel 1848 e tra i fondatori a Stio della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Ormai, soggetto scomodo, venne fatto fucilare il 23 giugno del 1863 da Giuseppe Tardio, acclamato capo brigante di Piaggine, che non contento, lo finì con una sciabolata al cuore.


 

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