Cosa Vedere...

  • Chiesa di San Nicola, risalente al XIV sec., a tre navate con un altare maggiore in marmo
    Cappella della Madonna della Porta, edificio romanico ogivale, che conserva nell’abside preziosi dipinti del 1200
    Chiesa di Sant’Eustachio, risalente al XIV sec., su due navate, che custodisce il settecentesco organo opera di Carelli ed i preziosi dipinti di Mario Romano, raffiguranti il Buon Pastore ed i quattro evangelisti sul soffitto della navata centrale e la vita della Madonna sul soffitto della navata laterale
    Convento di San Francesco, inaugurato il 12 ottobre del 1466, ove dal giardino è possibile ammirare un vasto panorama sulla Valle dell’Alento
    Porta dei Leoni o Porta Nuova, che ha, alla base, due leoni sdraiati ed un leoncino sui quali s’innalzano due alti pilastri scanalati di pietra compatta, originariamente sormontati da un architrave
    Chiesa di San Giovanni Battista
    Ruderi della Cappella di San Salvatore, distrutta nel ‘500 dai Saraceni
    Ponte medioevale
    Cappella della Madonna del Carmine con affresco settecentesco
    Ruderi del Castello sui quali si è ricavato un giardino pubblico
    Cappella di Santa Maria delle Grazie
    Palazzi, Reielli, Conti, Ianniti, De Marco-Salati e Ferri
    Le chiaie
    Cinta muraria
    Palazzo baronale con antico frantoio
    Mulini ad acqua

Storia...

Secondo gli storici, Gioi deve il suo nome al termine latino “iugum”, giogo, che rimanderebbe alla forma che il paese assume posto com’è sulla parte più alta della collina. Vi è anche un’altra ipotesi che collega invece il toponimo all’aggettivo “Iovius”, derivato da Giove a cui era dedicata anticamente la rocca del paese.
Su una montagna tra Gioi e Cardile, tra l’VIII e il X sec., venne probabilmente costruita una Laura basiliana ad opera dei monaci italo-greci, chiamata, ancora oggi, “la Laura”, in riferimento proprio all’antico villaggio.
Le prime notizie si hanno nel 1034 e si crede che l’attuale centro abitato abbia avuto origine intorno ad una fortezza longobarda nel VII sec., ma di certo è possibile affermare che, vista la sua posizione geografica decisamente strategica, doveva essere una fortezza-rifugio degli Enotri.
Il prestigio di Gioi aumentò in età normanna, quando divenne il terzo baluardo difensivo della Rocca di Novi. Il paese scampò alla distruzione legata alla guerra del Vespro passando successivamente sotto il dominio aragonese. Nel 1500 Gioi divenne un importante centro culturale con la presenza di sette parrocchie e due conventi.
Verso la metà del XVI sec. scomparvero alcuni casali a causa delle scorribande compiute dai Saraceni. Si suppone che proprio gli abitanti di questi casali, costretti a riparare altrove, costruirono un nuovo nucleo abitativo: Cardile.
Nel 1552 la Baronia si frantumò in tanti piccoli feudi governati dai baroni.
Nei primi anni del XIX sec. grande contributo diede Gioi alla causa risorgimentale, soprattutto grazie all’opera dei fratelli Alessandro, Davide e Licurgo Riccio di Cardile, in occasione dei Moti del Cilento del 1828.   Le loro teste, recise dai corpi, vennero rinchiuse in gabbie di ferro ed esposte nella piazza di Cardile come pubblico monito.
Il nome di Cardile va associato alla rivolta del 1848, capeggiata da Costabile Carducci, che vide come cospiratore del governo borbonico Catone Riccio, figlio di Davide, che, rinchiuso in carcere, venne liberato pochi anni prima dell’Unità d’Italia.

 

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