Cosa Vedere...

  • Museo della civiltà contadina del Cilento. È il risultato di un’interessante iniziativa didattica delle scuole elementari. Esse, spesso, hanno portato alla luce e, forse, sottratto alla distruzione oggetti rarissimi, veri e propri cimeli del passato, d’immenso valore per la locale cultura contadina. Il Museo costituisce una rassegna ampia, pressoché completa ed anche spettacolare di quanto attiene all’attività ed alla cultura del mondo rurale. Si articola in numerose sezioni, delle quali le più ricche e interessanti sono quella domestica (ricostruzione della casa del contadino); tessile (che accoglie un ricchissimo corredo di attrezzi, che mette subito in evidenza l’importanza nel passato del settore tessile per l’economia della zona); olivicola (che conserva svariati pezzi atti ad estrarre del prezioso olio); cerealicola (in questa sezione si possono ammirare una dovizia di attrezzi da lavoro ormai passati di moda); vinicola (è fedelmente ricostruita un'antica cantina); storico-religiosa (la sezione storica è contenuta in bacheche con fotografie, quadri e cartelloni raffiguranti personaggi e vicende locali in relazione alle rivolte contadine e politiche del secolo scorso. Quella religiosa rivela, attraverso la numerosa esposizione di oggetti, l’attaccamento del mondo contadino ai valori trascendentali)
    Scavi della Civitella, che hanno riportato alla luce mura da terrazzamento costituite da grossi blocchi squadrati, frammenti di tegole, vasi, una porta ad arco e varie fondazioni risalenti al IV sec. a.C. Gli elementi emersi fanno pensare ad un centro fortificato, con funzioni di controllo delle valli convergenti verso il mare di Velia
    Acquedotto rurale del XVIII sec.
    Molino del XVIII sec.
    Chiesa di Santa Veneranda
    Chiesa di San Bartolomeo
    Chiesa di San Francesco
    Cappella dell’Annunziata o Madonna della Civitella
    Bosco di Tezzone
      

Storia...

La zona di Punta Licosa è stata abitata da tempi molto antichi, da alcuni reperti si pensa che i primi abitanti vivessero nel paleolitico superiore (tra i 40.000 e i 10.000 anni fa). Alle popolazioni italiche si sono sovrapposti i greci e in seguito, sotto l'impero romano, la zona è stata frequentata dai ricchi patrizi con le loro ville.
Con la caduta dell'impero anche per Licosa c'è una fase di decadenza culminata con l'arrivo dei pirati saraceni che vi crearono una loro base da cui partire per flagellare la costa campana. Nell'846 d.C. una alleanza di Stati locali, ( tra cui i ducati di Amalfi ,di Gaeta e di Sorrento), nella battaglia di Licosa scacciò i saraceni. Questa vittoria dimostrò che i pirati del nord Africa potevano essere battuti anche dagli Stati locali purchè questi avessero messo da parte le loro conflittualità.
Nel 1806 Licosa fu il teatro di un'altra battaglia che vide gli inglesi attaccare il forte locale difeso dai soldati napoleonici.Gli scavi della Civitella hanno riportato alla luce mura da terrazzamento costituite da grossi blocchi, vasi, una porta ad arco e fondazioni risalenti al IV sec. a.C. di epoca greco-lucana.
Di Moio come centro abitato si ha una prima notizia documentata nel 1052 quando apparteneva alla baronia di Novi. Il nome di questo paese derivò da quello antico del torrente (affluente del Badolato), che scorre a valle dell’abitato, dove veniva effettuata la concia delle pelli.
Moio ebbe un notevole incremento demografico tra il 1552 ed il 1595. Da protocolli notarili si ricavano interessanti notizie sui commercianti locali, i quali fornivano legname e vino anche alla corte napoletana.
Il Comune nacque nel 1807 e fu integrato con l’aggregazione al Comune viciniore di Pellare, formando un unico e grande Comune con nome di Pellare-Muoio, con sede in Pellare. Il Generale Francesco Saverio del Carretto depennò il nome di Pellare dall’albo dei Comuni del Regno delle Due Sicilie, intendendo così punire gli abitanti per il loro sostegno dato alla rivolta del 1828.
Dopo l’Unità d’Italia, il Comune di Moio subì un’altra modifica nel nome. Infatti prese il nome di Comune di Moio della Civitella con sede nella frazione Pellare. L’aggiunta del toponimo Civitella fu dovuta al fatto che, a monte dei due paesini di Pellare e Moio, fu scoperta una fortezza-città, il Frurion Civitella, edificato nel IV secolo a.C. dalla città di Velia.

 

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