Cosa Vedere...

  • Chiesa di San Nicola di Bari, che risale al XIII sec. L’interno diviso in tre navate è notevole per la sua ampiezza e per i suoi cinque altari di finissimo marmo bianco di Carrara. Gli affreschi che ricoprono la navata centrale raffigurano il Santo patrono nel compiere il miracolo del salvataggio del fanciullo
    Chiesa di Sant’Antonio da Padova, che apparteneva all’antico convento degli Agostiniani. Nella chiesetta sono conservati un’antica custodia e una serie di cinque statue lignee risalenti al XV sec.
    Chiesa di Santa Caterina. Nell’interno si ammira l’originario altare in calcina e pietra ed un’antica tela che rappresenta il “Mistico sposalizio di S. Caterina con Gesù”
    Chiesa SS. Cosma e Damiano, meta ogni anno, durante i loro festeggiamenti nei giorni 26 e 27 settembre, di pellegrini di alcuni paesi della provincia di Salerno e limitrofi
    Palazzo Cardone, costruito intorno al 1700, quando i Cardone furono nominati marchesi di Prignano; il palazzo appare in tutta la maestosità delle sue tre ali, i terrazzi, il tetto spiovente con gli annessi comignoli ed il vecchio parafulmini, a sinistra e a destra dell’ingresso due torri merlate. All’interno della recinzione muraria un largo viale centrale lastricato ed ornato da grossi pilastri costruiti in pietra a testimonianza di un antico splendore e la stalla per i cavalli. Accanto all’ingresso dell’ortale, una grata, piccola e spessa, appartiene alla stanza adibita a prigione. Il grande portale, in arenaria, si apre su un ampio cortile, con cisterna centrale e la scala che si biforca per condurre ai piani superiori: due piani e una soffitta con finestre ad arco in pietra, nella quale sono ancora conservati antichi mobili.  Durante la seconda guerra mondiale, il palazzo fu usato anche come ospedale militare dai Tedeschi
    Cappella di S. Antonio, dotata di un altare dedicato a S. Barbara e già appartenente al convento agostiniano
    Cappella di Santa Caterina
    Cappella del Purgatorio; essa contiene una tela di S. Giuseppe ed ospita la locale Congrega di Carità (1875)
    Località Piano della Rocca, presso cui si può ammirare il meraviglioso scenario lacustre offerto dalla diga sul fiume Alento. Il complesso è completato da un parco ricreativo e culturale e da un’oasi naturalistica per il ripopolamento delle sponde del fiume Alento

Storia...

Prignano deve la sua origine ad un insediamento di epoca tardo-romana. La prima notizia di una località detta “Perinianu” risale al 796, i una donazione del principe di Salerno Agismondo ai monaci dell’abbazia di Cava de’ Tirreni. Notizie più concrete dell’esistenza di questo sito si hanno solo a partire dal 1071.

L’origine del toponimo è incerta: alcuni studiosi ritengono che deriva dal latino “plinianus”, ossia Possedimento di Plinius; per altri deriverebbe dal greco “perì ghnatos”, ossia vicino al passaggio angusto; ancora altri ritengono che alluda alle piante di pero, coltivate nella zona in abbondanza.
La famiglia Sanseverino acquisì il feudo prima del 1112, dando poi Prignano in suffeudo alla famiglia che assunse il nome del villaggio come proprio cognome e della quale i superstiti documenti ricordano come primo rappresentante un Guglielmo di Prignano, citato come garante in una donazione del 1185.
Prignano fu poi perduto dai Sanseverino insieme agli altri villaggi della Baronia di Cilento a seguito della Congiura di Capaccio (1246), ma poi venne ad essi restituito con tutti gli altri loro feudi da Carlo I d’Angiò, che fece accertare con il Processo del 1276 quali erano i centri della Baronia in loro diretto dominio. Tra questi figuravano anche Prignano ed il limitrofo villaggio di Puglisi, entrambi poi dati in suffeudo alla famiglia Prignano.

Dal 1548 si ebbero un susseguirsi di vendite, riacquisti e donazione dei tre villaggi fino al 1701, quando i Cardone con il titolo di Marchesi tennero le tre entità feudali unite in loro possesso fino all’eversione della feudalità (1806).


 

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