Cosa Vedere...


  • Palazzo Bammacaro. È uno degli edifici più antichi del paese; è un notevole esempio di architettura di residenza signorile e conserva l’esemplarità di una tipologia “a corte interna”
    Chiesa di Santa Barbara. Lo stile architettonico della chiesa, che si rifà al barocco, richiama quello delle province napoletane della seconda metà del ‘700, essendo una struttura a tre navate. La chiesa è un pregevole monumento, in cui si distingue la torre campanaria con l’orologio, realizzata con uno stile architettonico unico nel Cilento. In essa si trova un organo della scuola napoletana del 1846
    Pietra marmorea, risalente al 1935, che ricorda le sanzioni contro l’Italia alla quale - è inciso nel marmo con un’espressione tipica dell’esaltazione mussoliniana - tanto deve la civiltà di tutti i continenti. Alla caduta del fascismo, la pietra fu abbattuta e conservata da due cittadini, che la murarono, rimettendola al suo posto
    Mulino a vapore, unico in tutta la provincia secondo una pubblicazione del 1879
    Resti dell’insediamento longobardo La Sala, detto San Basile, che ricorda il primo nucleo e la presenza dei monaci italo-greci
    Palazzi Parrillo e Scarpa
    Chiesa della Madonna di Loreto, ricca di antiche statue ed affreschi
    Tempetella, punto panoramico dove si possono ammirare paesini cilentano incastonati tra il verde del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano ed il mare cristallino

Storia...

La prima notizia su Sala si trova in un documento custodito presso la Badia di Cava dei Tirreni datato 1043 ed era un insediamento longobardo. Il termine Sala, indicato in un documento angioino del 1272, dovrebbe derivare dal lessico germanico che indicherebbe proprio il polo agricolo intorno al quale ruotava la vita economica della fara. La presenza basiliana è attestata dal toponimo San Basilio, riconducibile ad un feudo rustico compreso nel territorio di Sala, sottoposto alla giurisdizione della Badia di Pattano.
Successivamente assunse la denominazione di Sala di Gioi. Le fonti individuano il centro come “Sala maior” per distinguerla dalla “minor”, l’antica “Salella”, casale della terra di Gioi che contava, fino al 1595, oltre 100 abitanti.
La presenza basiliana è invece attestata dal toponimo San Basilio, riconducibile ad un feudo rustico compreso nel territorio di Sala, sottoposto alla giurisdizione della Badia di Pattano.
Il centro subì tutte le conseguenze della guerra del Vespro fra Angioini e Aragonesi (1282-1302), Sala di Gioi lega il suo nome soprattutto alla famiglia baronale Bammacaro, la quale, divisa in due rami, quello di Rocca Cilento e di Laureana, dopo che aveva acquistato consistenti patrimoni con il commercio dei bachi da seta, comprò il feudo di Sala di Gioi.
Con il nuovo ordinamento amministrativo del 1806, anno dell’eversione della feudalità, Salento divenne comune autonomo, rifiutando nel 1861 l’idea di essere accorpato al comune di Gioi in qualità di frazione.
Nell’Ottocento la borghesia acquisì il potere politico con l’istituzione del Decurionato, e nel Decennio francese, cioè dal 1806 al 1815, ottenne un’ampia fetta del demanio feudale ed ecclesiastico, diventando, pertanto, padrone assoluto del comune.
Fu in seguito a ciò che ai contadini non furono assegnati le terre demaniali, così, tutto il secolo fu animato da accese rivolte, tra le quali quella del 2 aprile del 1848, quando i contadini di Sala occuparono le terre del feudo di San Basilio.
Con Regio Decreto del 26 marzo 1863, il nome del paese cambiò da Sala a Salento.

 

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